IL MISTERO ED IL DESTINO DI ETTORE MAJORANA, IL GENIO DI VIA PANISPERNA

 

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Ettore Majorana

Ettore Majorana nacque a Catania il 5 Agosto 1906 dall’Ingegnere Fabio Massimo Majorana e dalla moglie Dorina Corso, che costituivano una delle famiglie benestanti della città. Ettore era il quarto di cinque figli e già nei primissimi anni dimostrò un’intelligenza fuori dal comune. Prima ancora di saper leggere riusciva a risolvere calcoli molto complicati come moltiplicazioni, radici quadrate e cubiche: si infilava sotto il tavolo e da li comunicava i risultati esatti. A sette anni era famoso in tutta la Sicilia per le sue rapide vittorie al gioco degli scacchi.
Da un documento redatto dallo stesso Majorana nel 1932 leggiamo che seguì gli studi classici diplomandosi nel 1923; poi gli studi di Ingegneria a Roma e, all’ultimo anno di corso, il passaggio a Fisica dove si laureò nel 1929 sotto Enrico Fermi.

La sua tesi “La teoria quantistica dei nuclei radioattivi” gli valse la lode. In seguito entrò a far parte, liberamente, all’istituto di Fisica a Roma.
La famiglia e i suoi amici lo descrivevano come un ragazzo che credeva molto all’amicizia, di carattere allegro e socievole, anche se non sempre riusciva a nascondere la sua superiorità spirituale e intellettuale.
Dopo la laurea, tuttavia, il suo atteggiamento cambiò talmente tanto che i suoi colleghi cominciarono a chiamarlo il “Grande Inquisitore”: si chiuse in se stesso e intrattenne nuovi rapporti solo in rari casi, esprimendo invece giudizi severi e molto critici su se stesso e sugli altri scienziati con frequenza.
Majorana visse nel “periodo magico” della Fisica Atomica, visto che in quegli anni si studiava e sperimentava il comportamento dell’atomo in tutta Europa (Danimarca, Inghilterra, Germania). In Italia gli studi più rilevanti avvenivano sotto la direzione di Enrico Fermi presso la scuola di Fisica Teorica che era stata istituita nell’Università di Roma alla fine degli anni Venti. Vi parteciparono Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Bruno Pontecorvo, Emilio Segrè e il chimico D’Agostino. Ettore Majorana frequentava l’Istituto di Via Panisperna “liberamente”, cioè senza stipendio e senza una posizione ufficiale.
Al tempo della sua scomparsa lo scienziato aveva lasciato una decina di articoli scientifici pubblicati in riviste specializzate. In seguito vennero pubblicate le sue lezioni all’Università di Napoli e, poi, vennero alla luce alcuni manoscritti scientifici inediti attualmente conservati alla Domus Galileiana di Pisa.
Di lui i colleghi ebbero sempre una grande stima (e, in alcuni casi, una malcelata invidia) e sembravano tutti concordi nel definire la sua mente geniale. In una relazione che venne inviata al Ministro dell’Educazione del tempo, Giuseppe Bottai, per la risoluzione del problema causato da Majorana con la sua improvvisa decisione di partecipare al concorso per la cattedra di Fisica Teorica presso la Regia Università di Palermo si legge (1937):

Il prof. Majorana…fin dall’inizio della sua carriera scientifica ha dimostrato una profondità di pensiero ed una genialità di concezioni da attirare su di lui l’attenzione degli studiosi di Fisica Teorica di tutto il mondo…Nelle teorie nucleari moderne il contributo portato da questo ricercatore con le forze dette “Forze di Majorana” è universalmente riconosciuto…come quello che permette di comprendere teoricamente le ragioni della stabilità dei nuclei…Nell’atomistica spetta al Majorana il merito di aver risolto…alcune tra le più intricate questioni sulla struttura degli spettri. In un recente lavoro…ha escogitato un brillante metodo che permette di trattare in modo simmetrico l’elettrone positivo e negativo…

Tra gli illustri colleghi Enrico Fermi, che al tempo di Majorana era considerato il “Papa” dei fisici disse del suo giovane allievo:

…al mondo ci sono varie categorie di scienziati: gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno troppo lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza…Ma poi ci sono i geni, come Galileo e Newton…Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha…

Il gruppo di Enrico Fermi a Roma era chiamato quello dei “Ragazzi di Via Panisperna”, dalla strada dove era situato il loro laboratorio. Majorana inizialmente si era iscritto a Ingegneria nel 1923 per poi passare a Fisica nel 1928 su pressione di Emilio Segre’. I primi lavori furono sui problemi di spettroscopia atomica ma, al tempo della sua scomparsa, Majorana aveva dato un contributo fondamentale alla fisica con vari studi sulle particelle, sulla fisica terrestre, ingegneria elettrica, termodinamica e reazioni nucleari. Pubblico’ pochissimo durante la sua attività ma è stato possibile ricostruire il suo percorso sperimentale attraverso i manoscritti Quaderni e Volumetti custoditi alla Domus Galileiana di Pisa e in seguito pubblicati nel 2006.
All’Istituto di Fisica Enrico Fermi e i suoi collaboratori stavano svolgendo una serie di ricerche teoriche e pratiche sull’atomo che porteranno successivamente a risultati allora inimmaginabili (risultati che ancora oggi non sono stati compresi appieno in quanto coinvolgono anche realtà al di fuori della nostra percezione fisica).
E’ su questo tema che iniziarono i contrasti tra Majorana e Fermi e, in seguito, tra Majorana e Heisenberg.
Leonardo Sciascia, nel suo libro “La scomparsa di Majorana” ha cercato di spiegare l’atteggiamento scontroso di Majorana nei confronti degli altri scienziati. Lo scrittore afferma che il rapporto tra Majorana e Fermi è sempre stato non solo da pari a pari (solo Majorana poteva discutere con Fermi, secondo Segre’) ma distaccato, critico, scontroso.

…Qualcosa c’era, in Fermi e il suo gruppo, che suscitava in Majorana un senso di estraneità, se non addirittura di diffidenza, che a volte arrivava ad accendersi in antagonismo…

La stessa moglie di Fermi, Laura, scrisse nel libro “Atomi in famiglia” che Majorana mostrava un quasi totale disinteresse nell’applicare le sue straordinarie idee: le scriveva su un pacchetto di sigarette, ne accennava a Fermi e agli altri ma, quando questi approvavano, liquidava le sue stesse formule come “elementari” e le gettava via.
Le ore passate nella biblioteca dell’Istituto servirono a Majorana per capire a che punto la scienza era arrivata in Europa: studiava i lavori di P.M. Dirac, W. Heisenberg, W. Pauli, H. Weyl, E.P. Wigner e altri. Sviluppo’ un interesse dapprima prettamente scientifico ma poi, soprattutto dopo il suo viaggio in Europa, ossessivo nei confronti dei progressi della scienza nucleare. Nel suo taccuino scrisse:

La maledizione nucleare incombe su di noi e un giorno dovremo renderle conto del nostro futuro

La sua dote “profetica” nel precorrere i tempi, unita alla completa padronanza dei principi della Fisica Teorica, aveva immediatamente aperto la mente di Majorana alle conseguenze devastanti dell’applicazione dell’energia atomica. Tracce (se non esattamente prove) di un suo contatto con altre dimensioni o con esseri non umani (come avvenne con Tesla) indicherebbero che egli compì le scelte che influenzarono il suo destino proprio al ritorno dal viaggio in Europa.
Enrico Fermi scoprì per caso la fissione nucleare nel 1934 (pur non comprendendone tutte le implicazioni); nel 1939 gli scienziati O.Hann, L.Meitner e F.Strassmann annunciarono che era possibile realizzare un nuovo tipo di reazione nucleare a catena con l’uso del processo di fissione (scissione dei nuclei di atomi pesanti tipo Uranio 235) per liberare l’energia dall’atomo.
Possibili applicazioni di tale procedimento sarebbero stati la creazione di una bomba atomica, oppure l’utilizzo della fissione controllata per scopi pacifici.
Negli anni Trenta accaddero i fatti più importanti della nostra storia moderna:

1. Hitler prese il potere in Germania (attraverso una combinazione di elementi tra cui l’odio dei Tedeschi verso l’Europa dopo la Prima Guerra Mondiale e verso gli Ebrei che detenevano un potere praticamente assoluto sull’economia e sulla finanza; fondi neri fatti scaricare nelle casse del Partito Nazionalsocialista da parte delle grandi famiglie dell’elite politico-industriale-finanziaria Europea e Americana; presunti contatti “occulti” tra una ristrettissima cerchia di persone e una dimensione non terrestre che avrebbero favorito il dominio psicologico sulle masse ad una magnitudo e una rapidità senza precedenti, oltre ad una tecnologia che piazzava la Germania a un livello superiore a tutte le altre nazioni). Questo provocò l’effetto collaterale di “distribuire” le grandi menti scientifiche tra America (gli scienziati di origine ebrea vi si trasferirono in massa, tra cui lo stesso Fermi) e Germania (gli scienziati filo-Nazisti che, in seguito al crollo del Reich, vennero fatti segretamente uscire dalla Germania e portati in America attraverso vari itinerari sud americani – Progetto Paperclip). Su entrambe le sponde dell’Atlantico si perseguiranno tuttavia gli stessi studi e le stesse ricerche.

2. Il Manhattan Project viene attivato, implementato ed eseguito tra il 1939 e il 1946 negli Stati Uniti con il supporto di Gran Bretagna e Canada. Arrivò ad impiegare 130,000 uomini e più di due miliardi di dollari. Tra gli scienziati coinvolti a diversi livelli al progetto figurano Oppenheimer (direttore scientifico del progetto), Serber, Einstein, Tesla, Von Neumann, Bohr, Bethe, Van Vleck, Teller, Bloch, Tolman, Konopinski. Coinvolse in massima parte i laboratori di Los Alamos, New Mexico (che, non a caso,è considerato il territorio dove opererebbero le basi sotterranee del consorzio Alieni/Umani per lo sviluppo di tecnologie atomiche, psioniche, e di manipolazione della materia) ma anche le maggiori università americane (Stanford e Berkley su tutte). Il risultato di tale progetto fu la creazione della bomba atomica e il suo impiego nel 1945 sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki. Ma al tempo del “lancio” ogni scelta a livello terrestre, intraterrestre ed esoterrestre era già stata compiuta.

3. Il punto più controverso e ancora mai ufficialmente provato: in quegli anni si sarebbe consolidato l’accordo tra un ramo del Governo USA e una delegazione di Alieni (sembra provenienti dalle costellazioni Orione e Draco) per la cessione di tecnologie avanzate (ma non delle formule di funzionamento), tra cui quella atomica, psionica e dell’antimateria, in cambio dell’approvazione scritta al prelevamento di animali e di esseri umani da parte delle razze aliene (che comunque avveniva già da tempo) ufficialmente a scopo “di monitoraggio genetico per la preservazione dell’equilibrio cosmico” ma che poi in seguito si sarebbe rivelata essere immensamente più terrificante e deleteria per l’uomo.
Le indagini e le rivelazioni di scienziati e ricercatori quali William Moore, William Hamilton, Val Valerian, Phil Schneider, Paul Bennewitz, John Lear, Bob Lazar, Thomas Castello e molti altri (alcuni dei quali hanno pagato con la vita le proprie scoperte) portano a credere che i contatti tra i tedeschi ed esseri extraterrestri fosse avvenuto intorno agli anni trenta, ma che gli USA avessero compreso la reale situazione del pianeta Terra gia’ negli anni venti (in seguito al crash di un velivolo con recupero di esseri biologici, oppure tramite contatto diretto), e cioè che il sottosuolo del pianeta e’ abitato da esseri non umani che si dicono più antichi della razza di superficie, e che possiedono una tecnologia molto più avanzata della nostra.
Il punto che qui intendiamo sottolineare è che, e dal punto di vista scientifico e da quello delle “alleanze”, sia Germania che USA avrebbero potuto arrivare allo stesso risultato riguardo alla tecnologia atomica ma gli scienziati tedeschi si sarebbero rifiutati. Perché?
Teniamo a mente questi tre punti mentre proseguiamo nella storia di Ettore Majorana.

In collaborazione con www.thexplan.net

…Nei prossimi giorni sarà pubblicata la seconda parte

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