IL MISTERO ED IL DESTINO DI ETTORE MAJORANA, IL GENIO DI VIA PANISPERNA – SECONDA PARTE

IL VIAGGIO IN GERMANIA

La piena consapevolezza della situazione della Fisica Atomica e dei suoi progressi Majorana l’ebbe alla fine del gennaio 1933 durante un viaggio in Germania (Lipsia) e Danimarca (Copenaghen) dove, in nove mesi, incontrò i maggiori fisici e scienziati del tempo, specialmente Werner Heisenberg, uno dei più autorevoli ricercatori della Germania nazista, con cui ebbe diversi confronti sulle sue teorie. Fu proprio Heisenberg a confermargli che la scienza era di fatto influenzata dalle spinte dei poteri politico e militare (come a dire, è la nostra interpretazione, che tutti gli studi scientifici dovevano mirare al consolidamento del potere economico delle nazioni forti su quelle più deboli e alla creazione di un’arma in grado di imporre tale dominio con la forza).
Durante il soggiorno in Germania Majorana fu testimone alla presa del potere dei Nazionalsocialisti di Hitler. Mentre la sua opposizione all’utilizzo del nucleare per scopi militari fu sempre netta, non altrettanto si può dire della sua opinione sul regime Nazista. Dalle lettere che egli scrisse ai genitori si legge:

Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell’amministrazione pubblica e in molte private, in seguito all’espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel ’14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l’epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell’orgoglio di razza. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran parte eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l’opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica” [Lettera alla madre, 20 gennaio 1933]

E, ancora, il 22 Maggio del 1933 in un’altra lettera scrisse:

…non è concepibile che un popolo di sessantacinque milioni [la Germania di quel tempo] si lasciasse guidare da una minoranza di seicentomila [gli ebrei] che dichiarava apertamente di voler costituire un popolo a sé…

Questa posizione iniziale (in seguito Majorana la correggerà leggermente) non piacque ne a Fermi (la cui moglie era ebrea) ne a Segre (ebreo) e, in generale, non poté che favorire il suo senso di alienazione e di estraneità rispetto all’ambiente scientifico in cui era cresciuto.
Dopo la Germania Majorana si recò in Danimarca dove conobbe Niels Bohr, Arthur H. Rosenfeld e George Placzek, che ne ammirarono le doti intellettuali e umane.
Dopo questo viaggio in Europa possiamo parlare di un “secondo” Majorana, che univa al genio scientifico la certezza del futuro “nero” che attendeva l’umanità.

L’ISOLAMENTO

Al suo ritorno in Italia Majorana accusò una gastrite che lo rese ancora più chiuso in se stesso. Tendiamo a condividere l’opinione di alcuni secondo cui tale disturbo fisico era la conseguenza di un profondo conflitto interiore dello scienziato legato alle rivelazioni o conferme ottenute in Europa e che non voleva (o non poteva) comunicare al di fuori. Le sue visite all’Istituto di Fisica di via Panisperna si fecero sempre più rare fino a cessare del tutto e il suo umore si incupì tanto che spesso si chiudeva in casa, non vedeva nessuno e non curava la sua persona; tuttavia egli continuava a lavorare ai suoi studi. Rifiutò tutte le offerte arrivategli da Università e istituti americani (Yale) e sovietici. Questo periodo di isolamento durò quattro anni durante i quali non è chiaro a quale materia si fosse dedicato, ma sembra avesse a che fare con la fotoconducibilità  delle lamine metalliche (questo dato è  importante alla luce di quello che sarebbe accaduto negli anni della scomparsa con riferimento alla costruzione del “Raggio della Morte” mai smentito dalle istituzioni ufficiali e che coinvolse attivamente persino il Vaticano). Solo due pubblicazioni ufficiali rimangono, mentre il resto degli scritti non è mai stato trovato.
Alcune fonti ritengono che egli avesse proseguito gli studi della Fusione Nucleare a Freddo, riuscendo a realizzarla per gli atomi leggeri (Idrogeno e suoi isotopi). Coincidentalmente in quegli anni Fermi e i suoi collaboratori costruirono un generatore artificiale di neutroni per mezzo di ioni di deuterio accelerati a 200KV che colpivano un composto ricco di deuterio. Enrico Fermi, nell’attivare il generatore di neutroni, realizzava di fatto una fusione ultrafredda con ghiaccio pesante (ghiaccio composto di acqua pesante o D2O) mantenuto a bassissima temperatura con il raffreddamento ad aria liquida in modo da bilanciare l’enorme calore prodotto dalla reazione di fusione.
Laura Fermi sembrò confermare che in quel periodo Majorana ancora frequentasse l’Istituto di Roma e cercava in particolare due persone, Fermi e Rasetti (che erano i due firmatari del progetto sul generatore di neutroni assieme ad Amaldi):

Majorana aveva continuato a frequentare l’Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell’Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente…

Un avvertimento? Majorana aveva confidato alla sorella Maria la sua convinzione che i fisici fossero su una strada sbagliata, ovviamente alludendo ai test atomici.
Fermi e Heisenberg furono gli scienziati che più influenzarono Majorana (forse gli unici che si avvicinavano a comprendere il suo genio). Il secondo, in particolare, durante la prigionia (Agosto 1945) nella residenza di Farm Hall (Cambridge, Gran Bretagna), dimostrò ai suoi colleghi che la bomba atomica era alla portata degli scienziati tedeschi negli anni trenta, ma che essi si sarebbero rifiutati di costruirla ritardando le ricerche atomiche. Cosa che non successe agli scienziati (in massima parte tedeschi) che lavorarono in USA nello stesso periodo al Manhattan Project.

LA SCOMPARSA

Quando Majorana si presentò inaspettatamente al concorso per la cattedra di Fisica a Palermo (spiazzando la commissione esaminatrice presieduta da Fermi), su suggerimento della stessa commissione gli venne assegnato un posto all’Università di Napoli con una legge speciale che era servita a Marconi per Roma (visto che a Palermo la terna dei vincitori era già stata praticamente decisa).
Majorana accetta e comincia le sue lezioni il 12 gennaio 1938, tre volte la settimana. A Napoli alloggiò all’Hotel Bologna.
Pochi studenti riuscivano a seguire le sue spiegazioni; tra questi vi era Sciuti. Al termine delle lezioni Majorana si intrattiene spesso con Carrelli, direttore della facoltà. Discutono di fisica e, attraverso le parole (e le domande) di Majorana, Carrelli capisce che lo scienziato siciliano stava lavorando a qualcosa di molto impegnativo e segreto, visto che non ne parlò mai apertamente.
Sul traghetto Napoli-Palermo il 25 Marzo 1938 Ettore Majorana sarebbe dovuto “scomparire”, almeno a giudicare dalle lettere che scrisse a Carrelli e ai genitori.
Dapprima prelevò lo stipendio di diversi mesi di insegnamento (una somma di circa diecimila euro attuali) e il passaporto (che aveva validità solo Europea e sarebbe scaduto l’anno successivo – dettagli importanti che depongono a sfavore della pista “sudamericana”), poi s’imbarcò sul traghetto della Tirrenia verso Palermo.
Poco prima di imbarcarsi Majorana aveva scritto a Carrelli una lettera piuttosto esplicativa sulle sue intenzioni:

Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo

Invece arrivò a Palermo senza incidenti, prese alloggio all’Hotel Sole e scrisse due telegrammi urgenti a Carrelli: nel primo gli si chiedeva di non considerare la lettera spedita da Napoli; nel secondo, più elaborato, che “Il mare mi ha rifiutato” (26 Marzo 1938) e che sarebbe rientrato a Napoli il giorno seguente ma avrebbe lasciato l’insegnamento. Invece Majorana non tornò più.
Anche ai genitori aveva scritto una lettera di addio cui non fece seguito una smentita.
Sembra che Majorana non scese mai dal traghetto diretto a Napoli. Vi salì, questo si, come prova la testimonianza del Prof. Strazzeri (docente di Geometria all’Università di Palermo) che al fratello Salvatore confermò di aver preso posto nella stessa cabina di Ettore. Tale testimonianza è comprovata dai registri della Tirrenia del tempo che indicavano Strazzeri e Majorana come passeggeri nella stessa cabina. La stessa Tirrenia, d’altra parte, si rifiutò di esibire il biglietto d’imbarco di Majorana persino ai familiari di Majorana, pur ammettendo che egli salì effettivamente a bordo di quel traghetto. Un comportamento inspiegabile solo se si considerano le ipotesi “ufficiali” fatte circolare sulla scomparsa dello scienziato siciliano, ma non se si accetta la possibilità che Majorana sia stato “prelevato” direttamente dal pontile del traghetto, come vedremo nell’ultimo paragrafo.
Alla sua ricerca si interessarono i più alti livelli del governo Italiano (lo stesso Mussolini aggiunse, come nota personale in calce alla pratica di ritrovamento, “Voglio che si trovi!”).
Vennero avanzate le ipotesi più disparate:  suicidio (ipotesi molto remota anche se la più “semplice” e immediata); ritorno in Germania per lavorare con gli scienziati del Terzo Reich (complice una foto che lo ritrarrebbe accanto al nazista Eichmann nel 1950 su un battello diretto in Argentina; l’isolamento nella Certosa di Serra San Bruno (Calabria). A questo proposito a nulla valsero le richieste della famiglia Majorana a Papa Pio XII sulla sorte del figlio. Dal Vaticano non giunse mai risposta.
Altre ipotesi suggestive sono quelle del barbone Tommaso Lipari che girava per le strade di Mazara del Vallo risolvendo i problemi matematici degli studenti che incontrava. Alcuni elementi fecero pensare che si trattasse di Ettore Majorana ma Paolo Borsellino, allora procuratore a Catania, confrontò le calligrafie di Lipari e Majorana escludendo che essi fossero la stessa persona. Nel 1999 (Umberto Bartocci) si ipotizza la congiura dei colleghi scienziati per far sparire Majorana che non si allineava con il regime del tempo.
Nel 2008 testimoni parlano alla trasmissione TV “Chi l’ha visto?” affermando di aver visto e parlato con Majorana in Venezuela a metà degli anni ’50. I Carabinieri del RIS hanno accertato l’identità del fisico nella città di Valencia tra il 1955 e il 1959 (si faceva chiamare Sig. Bini) ma è ignoto il suo destino dopo il 1959.
Un testimone ha raccontato di aver incontrato all’inizio degli anni ’80 a Roma un clochard che diceva di avere la soluzione dell’Ultimo teorema di Fermat e che si trattava di Majorana (l’uomo era sulla settantina). Monsignor Di Liegro (fondatore della CARITAS di Roma) avrebbe rivelato al testimone la vera identità del clochard e che si trovava ospite in un convento della capitale.
La morte di Majorana sarebbe avvenuta il 12 Ottobre 1997, sempre secondo questo testimone anonimo.

In collaborazione con TheXplan

 

LA TERZA E ULTIMA PARTE SARA’ PUBBLICATA NEI PROSSIMI GIORNI

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