A SANT’EULALIA LA MOSTRA “FACCIA(TA) DI SICILIA”, CHE DA’ ANCHE IL TITOLO AL CONCORSO PROMOSSO DI “NEU NOI” PER RACCONTARE UN’ISOLA DA SCOPRIRE

Si inaugurerà alle 19 di giovedì 27 Ottobre nella Chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani, sede
dell’Istituto Cervantes, al civico 33 di via Argenteria Nuova, la mostra “Faccia(ta) di Sicilia”, esposizione che prende il titolo dal concorso fotografico promosso dall’associazione “neu nòi -spazio al lavoro”.

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Paola La Scala

Un concorso pensato per descrivere la storia della Sicilia, collegando i ritratti di siciliani
contemporanei, le cui caratteristiche possono riferirsi a dominazioni passate, con architetture dello stesso periodo storico. Ogni partecipante ha scelto di raccontare i periodi storici proposti dal bando attraverso un dittico.
« Fino ad oggi la storia della Sicilia è stata raccontata attraverso i fatti e le testimonianze materiali – afferma Paola La Scala, curatrice del progetto insieme a Giorgio Faraci, entrambi soci di  “neu nòi”. Il nostro progetto propone, invece, una chiave di lettura differente, che fa riferimento alle persone, testimonianze viventi di un passato ancora visibile nella comunità, di una storia continua e senza cesure».

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LIBERA SICILIA AL FIANCO DEL GIUDICE DI MATTEO E DI QUANTI COMBATTONO OGNI GIORNO CON CORAGGIO E ABNEGAZIONE

Libera Sicilia è al fianco del giudice Nino Di Matteo, esprimendogli tutta la sua solidarietà per quanto sta vivendo. Nuove intercettazioni fanno, infatti, ritenere che l’allarme sicurezza per il lavoro e la vita del Pm, che ha in mano il processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, non sia assolutamente scemato. Si sta, quindi, valutando l’esigenza di un suo trasferimento per motivi di sicurezza.
«Io sto andando avanti. Non so se è la cosa giusta o no, non so se è la cosa che farò per sempre o no
– scrive lo stesso Di Matteo – ma abbiamo messo nel conto fin dall’inizio che la strada sarebbe stata comunque in salita: una strada costellata di insidie, di tranelli, di trappole, di momenti di difficoltà. Ritengo che, nelle storie che stiamo cercando di sviscerare, ci sia la vera ragione delle stragi che hanno fatto piangere tutti gli italiani perbene. Se non si chiariscono definitivamente certe pagine, noi passi in avanti ne faremo pochi e rischiamo anche di portarci come un germe infetto, condizione del presente che potrebbe condizionare il futuro, quello che è successo in passato».
«Tutta Libera Sicilia gli è vicina – afferma Gregorio Porcaro, coordinatore regionale di Libera
Sicilia – così come resta vicina a tutti coloro che lottano ogni giorno contro tutto e contro tutti affinché il futuro della nostra terra possa essere senza mafie e la loro schiera di collusi».
Gilda Sciortino

LE OPERE DI STOFFA E LA MADAME BUTTERFLY DI ANGELA DI BLASI AL CAFFÈ DEL TEATRO MASSIMO

opere1Arazzi, cartoline di stoffa, segnalibro, ma anche pochette e CuciLibri, tutti ispirati alla Madame Butterfly di Giacomo Puccini.
Manufatti che compongono la mostra “Opere di Stoffa. Madame Butterfly”, che si inaugura alle 17 di sabato 17 settembre al Caffè del Teatro Massimo.
Piccole ma alacri le mani da cui nascono queste opere, pensate e realizzate concretamente da una giovane CuciArtista palermitana come Angela Di Blasi. Illustratrice di fiabe e racconti per bambini, utilizza materiali da riciclo dai tessuti alla plastica, dal vetro ai metalli, ma anche elementi che la natura ci offre. La sua passione è dare vita a un’arte che ricerca e sperimenta, quindi in continua evoluzione, capace di coinvolgere e catturare tutti i sensi di chi osserva, attraverso colori, forme,
All’inaugurazione di sabato pomeriggio sarà presente l’autrice, che al Caffè del Teatro Massimo tornerà con un altro laboratorio (il primo si è tenuto la scorsa Primavera) di CuciLibri.
La mostra resterà allestita anche per tutta la giornata di domenica 18 negli spazi esterni del Caffè del Teatro.

“La mensa di San Giuseppe” nella tradizione popolare di Partinico

san1La mensa di S. Giuseppe, una tradizione che affonda le radici nella mitologia greca con un preciso richiamo al culto di Demetra. Una celebrazione del 19 Marzo che risale al 1400.  Continua a leggere

Storia: Nina Cangialosi e la sua grande “passione” per una figura misteriosa che ha segnato un epoca, Giuseppe Balsamo Conte Di Cagliostro

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Nina Cangialosi

Palermo, antica città d’arte, ricca di storia antica e di storie comuni, ha dato i natali ad una delle figure più particolari del Settecento: Giuseppe Balsamo. La sua più “fedele” ammiratrice e studiosa è certamente Ninetta Cangialosi che da anni, si dedica allo studio e alla raccolta di testi. A tal fine costituisce la “Cagliostro società  cooperazione” al fine di sviluppare attività  culturali e non solo ,inerenti alla figura del grande personaggio.

Ninetta Cangialosi ha scritto il libro ” Da Oriente ad Occidente Io, Giuseppe Balsamo Conte Di Cagliostro”, inoltre alle tante poesie che ha scritto, ha collaborato con il figlio alla realizzazione di un CD dal titolo “Cagliostro ed il secolo dei lumi”, che vuole dare una più precisa identità  storica a Giuseppe Balsamo alias Conte Di Cagliostro. Continua a leggere

Moda: Il Made in Sicily in mostra a San Remo con Mariella Di Miceli

borseIncontriamo Mariella Di Miceli, palermitana ,  stilista emergente che presenterà le sue creazioni  dal 07 febbraio al 13 febbraio 2016 al Palafiori di Sanremo.

Mariella, cosa ti ha spinto a  creare oggetti moda per professione?

Sono sempre stata affascinata da manufatti creati con cura e passione. L’aver lavorato per anni in gioielleria ha educato il mio senso estetico, le successive occupazioni non mi avevano consentito di dedicarmi ad una mia attività. Potrei dire che per un fortunato caso, facendo zapping su internet, vedere come, miracolosamente, una candela accesa poteva trasformare in un fiore il fondo di una bottiglia di plastica ha messo in moto la mia immaginazione. Mi sono cosi resa conto che non mi bastava vedere gli oggetti realizzati, volevo costruirli io, li vedevo già trasformati in qualcos’altro, più prezioso e nel contempo rispettoso dell’ambiente e della natura. Continua a leggere

Dalle macerie della città sull’Alveria disegnata e realizzata da mani sapienti è nata Noto

di Angela Argentino

L’11 gennaio 1693 un catastrofico terremoto distruggeva un terzo della Sicilia. Rasa al suolo anche l’antica gloriosa Netum ……

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La Cattedrale

Noto è la mia città .
Noto è… la mia città. Si trova alla fine dell’Italia ,32 Km sotto Siracusa. La città antica, chiamata Nea, fu fondata dai Greci e conobbe, attraverso i secoli ,grandissima gloria sotto tutte le dominazioni che passarono dalle nostre parti. La Sicilia non ha mai combattuto nessun conquistatore ,tranne poche eccezioni. Li ha accettati tutti ( più o meno passivamente ) e alla fine è sempre riuscita a trarne linfa nuova e grandi insegnamenti .Dai Greci agli Arabi ai Normanni .
Meno felice la dominazione francese . Poi arrivarono gli Spagnoli .

E fu durante la dominazione spagnola che la notte dell’ 11 gennaio 1693 ,un tremendo terremoto dell’11° grado della scala Mercalli rase al suolo la vecchia gloriosa Nea, poi diventata Netum.

via nicolaci

Della vecchia città rimasero poche rovine e sopravvisse solo un terzo della popolazione . I fortunati si accamparono più a valle verso il mare e fu su una collinetta a 70 m dal livello del mare e a pochi km da esso, che scelsero di edificare la nuova Netum . Unico esempio al mondo di città nata dal nulla, per volontà dei reggenti politici e degli aristocratici di cui essa era ricca. I feudi delle famiglie aristocratiche netine coprivano un terzo della Sicilia già dai tempi in cui gli Arabi divisero territorialmente ed amministrativamente la Sicilia in tre valli ed elessero Noto a capitale di uno di essi.
Immediatamente dopo il terremoto del 1693,furono convocati ,dunque, i più grandi progettisti e architetti operanti allora in Sicilia , (tra cui spicca il Gagliardi), insieme alle maestranze locali e sotto la guida di uomini illuminati che Noto possedeva in gran numero ,si diede inizio al disegno della città .Essa fu disegnata adagiata sulla collina, a prendere il sole da est a ovest ,divisa in strade che corrono parallele sui diversi piani della collina e intersecata da salite scenografiche a tornanti o a scalinate che collegano i vari livelli dell’impianto urbano. Agli edifici religiosi posti al livello più alto, sistemati in modo da farci alzare lo sguardo verso il cielo, si ponevano dirimpetto a controbilanciare il peso di tanta spiritualità , gli edifici civili come il Comune e il Teatro. Sul Corso principale ( Il Cassero ), tutto un susseguirsi di chiese e monasteri dei vari ordini . Lì dove c’era il pieno di un edificio , di fronte o a lato ,si apriva il vuoto di una piazza, lo slargo dedicato alla vita collettiva di una città colta ,dotta, amante delle Lettere ,della Musica e dell’Arte . Una città ariosa ,conforme alle idee rinascimentali applicate all’urbanistica che altre città della penisola avevano già messo in essere qualche secolo prima. Una città che non poteva più somigliare alla citta medioevale distrutta , che girava a chiocciola dentro le sue mura di cinta al di là dei fossati dove scorrevano le acque dalle montagne .Doveva ormai essere una città nuova dove l’aria potesse danzare e il sole irraggiarla tutta, un luogo fatto per facilitare l’incontro ,secondo l’idea aristotelica della comunità civile che si incontra nell’Agorà .Quando ,soddisfatte del disegno, le maestranze procedettero alla realizzazione dei primi edifici , fu un trionfo di scalpellini che trassero dal tenero tufo delle cave locali ,la levità barocca che sarebbe diventata il marchio inconfondibile di Noto .Lungo la via alle spalle del Corso, fu tutta una teoria di palazzi aristocratici :i palazzi dei marchesi ,dei baroni e dei principi . E tutta la città era un continuo incanto ,una magia ,persino nei quartieri popolari che vennero creati a riempire una piccola superficie dimenticata tra due palazzi. Nel fermento della costruzione , tra i palazzi signorili e le stupende chiese barocche ,sorgevano queste casette senza pretese, di una sola stanza ,a volte senza finestre. I poveri operai e manovali impiegati per la costruzione dei palazzi aristocratici, ottenevano il permesso di erigere le loro casupole nel fazzoletto di terra che rimaneva tra i confini delle diverse proprietà .Venivano usati tutti i materiali di risulta :tegole rotte, blocchi di tufo su cui gli scalpellini ricamavano fregi barocchi e stemmi nobiliari ,marmi scheggiati. Esempio di riciclaggio edilizio ed esempio di coesistenza ( più o meno democratica) delle diverse caste sociali del Sud Italia . Ancora oggi questi piccoli “dammusi” sopravvivono nascosti dentro i ” bagghi” ( i cortili) e vengono oggi recuperati ,a volte solo illuminandoli con un colore vivace, specialmente là dove il sole non arriva ( vedi il quartiere dell’Agliastrello ).
Nel giro di 15 anni Netum fu portata a termine nelle sue funzioni vitali e la popolazione, sopravvissuta alla meglio nelle zone circostanti, andò ad abitarla e a farne un centro di cultura degno del suo passato. Negli anni successivi e comunque entro 50 anni dall’inizio dei lavori, tutta la città fu conclusa ,esempio unico al mondo di centro urbano costruito tutto in una volta. Un esempio simile possiamo trovarlo solo in San Pietroburgo, nata dalla volontà di Pietro il Grande che da tutta Europa chiamò architetti ed artigiani a costruirla.
Con una simile storia, dunque Noto merita ben altro che una visita .
La Bellezza e l’amore per la  Bellezza di chi la costruì sembra abbia suggellato ogni pietra .
Io mi diverto a vedere con gli occhi della fantasia tutti gli scalpellini al lavoro mentre trasformano i blocchi di tufo in colonne rotonde come forme femminili . Mi sembra di vederli ancora tutti al lavoro come api che depongono il miele .Mi sembra di sentire i rumori che dovevano riempire ,dall’alba al tramonto , questa città ancora vuota in attesa che fosse pronta per i suoi abitanti che aspettavano ansiosi di iniziare una nuova vita.
Riesco a vedere la meraviglia dei miei concittadini di inizio ‘700 , quando entrati in città e sistemati nelle splendide o misere dimore ,si trovano a condividere gli spazi della vita sociale non più in una cinta urbana medievale chiusa da mura e da ponti levatoi su torrenti di acqua ,ma in un agglomerato urbano senza uguali , aperto verso il mare visibile dalla parte alta della collina. Chissà se intuirono che in un posto simile ,anche a viverci un secolo ,non finisci mai di stupirti ,come in un teatro in perenne rappresentazione ,dove anche le ombre e il sole sono uno spettacolo .
” Giardino di pietra” l’hanno chiamata. In tanti sono venuti. Michelangelo Antonioni vi girò scene memorabili del film ” “L’Avventura”, Tornatore ,di recente, vi ha girato “Malena”….
Ma Noto appartiene a me ,è la mia città e ci ritorno più spesso che posso perché mi aspetta . Essa mi ha dato la prima lezione di Armonia e di Bellezza. A me, bambina, ha insegnato senza parole , l’alfabeto della sensibilità poetica .La mia città mi aspetta sempre e sempre mi sa regalare la felicità che ,a piene mani, ho goduto fino a che sono andata via .